Dr. Sergio Formentelli
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Dr. Sergio Formentelli

La recidiva


Quando l'ortodonzista non riesce a fare meglio del Creatore

L’ortodonzia è una branca dell’odontoiatria molto presuntuosa perché ritiene di poter modificare l’occlusione meglio di quanto sia riuscito al Creatore.

 

Il termine malocclusione certifica un difetto della forma confrontato ad una situazione da noi definita come ideale.

Ma anche le forme da noi definite come difettate, le malocclusioni, operano dei movimenti funzionali congrui per la forma che li origina.

Sono movimenti fisiologici, intendendo per fisiologia il benessere al minor consumo energetico.

E potrebbero essere forme che funzionano perfettamente!

 

Un trattamento ortodontico pertanto deve ripromettersi accanto ad un miglioramento della forma dell’occlusione (i denti dritti in pratica), anche un miglioramento del movimento funzionale.

 

Quando non succede, vi è la comparsa della recidiva, ovvero il ritorno dell’occlusione più o meno accentuato verso la situazione di partenza.

 

Da un certo punto di vista è inevitabile.

L'essere umano ha il brutto vizio di parlare, respirare, mangiare, baciare, sorridere, fischiare, deglutire...

E l'ortodonzista ha l'arroganza di pretendere che i denti, che si muovono costantemente, stiano fermi dove lui li ha messi.

Si, prima o poi staranno fermi, quando l'essere umano smetterà di mangiare, respirare, baciare, sorridere e sarà verosimilmente sotto un metro di terra.

 

Detto questo, accettato che una minima forma di recidiva è da accettarsi in partenza, occorre precisare che, rosso modo, i denti staranno fermi (dopo un periodo di contenzione che servirà a ricordargli di "stare lì") se si sarà raggiunto un equilibrio fra le forze muscolari che agiscono nel cavo orale.

 

L’insuccesso ortodontico si verifica  per il non raggiungimento dell'equilibrio di forze, origine e causa della recidiva (e di dolori facciali atipici di tipo gnatologico).

 

La recidiva quindi non va temuta, ma va capita.